lunedì 7 febbraio 2011

Packers: una passione lunga una vita.

Arlington, TX (USA)
February 6th

35 anni di attesa. Il periodo che passa dall'iscrizione del proprio nome sulla lista per gli abbonamenti al Lambeau Field alla reale speranza di poterne "intercettare" uno. C'è chi la chiama follia, c'è chi la chiama passione. A Green Bay la chiamano religione. La stessa Green Bay dove non si sarebbe potuto giocare a Football; troppo piccola una città da poco più di 100.000 abitanti per ospitare una franchigia NFL. Ma da quelle parti poco importa. Poco importa cosa dice l'America, poco importa cosa dice il mondo. Il Football, i Packers, sono una ragione di vita che ti abbraccia quando ancora sei nella pancia della mamma. I Packers sono una religione da seguire, qualsiasi risultato ottenga. Dalle nostre parti, nel Belpaese, basta una prestazione opaca dei nostri idoli calcistici per far preferire il cinema allo stadio durante una soleggiata Domenica. Dalle loro parti no, splenda il sole o cada la neve, le maglie verdi e le teste di formaggio son sempre la, sognando un lancio fantastico del quarterback di turno o un intercetto della propria difesa con corsa in touchdown. Poi capita che apri gli occhi e li vedi per davvero, nel boato di una Dallas col vestito delle migliori occasioni. E i Packers sono ancora campioni, dopo tanti anni. Il Lambeau Field è vuoto ma bolle di passione. E il XLV Super Bowl sarà un'altra favola da raccontare ai propri bimbi un domani, davanti un camino. Magari con un prezioso abbonamento in mano. La passione in fondo, non invecchia mai.


(nella foto in alto) Un bimbo "battezzato" col Super Bowl XLV
(nel video in basso) Uno spezzone dell'Halftime show con i Black Eyed Peas, Usher e Slash

mercoledì 26 gennaio 2011

Daniel, non aver paura di tirare un calcio di rigore...

Palermo,
January 26th

Caro Daniel,

è da un pò che non ti scrivo, perdonami. Però non fare il furbetto, ti conosco. So cosa hai fatto la scorsa sera. Sei entrato nel cuore di Delio e lo hai guidato nelle sue scelte. Perchè sai riconoscere un cuore buono come il tuo anche solo sfiorandolo con la tua anima. Lo ammetto, ho avuto un sussulto quando Delio ha indicato quel ragazzino per il rigore decisivo. Mi chiedevo: perchè? E conitnuava a battermi forte il cuore. Poi si è girato di spalle e ho letto il nome sulla maglia. Ed il cuore ha smesso di battere per un secondo lunghissimo. Gol. Delirio e lacrime al Barbera. Non fare il furbetto Daniel, ti conosco. Quel rigore l'hai calciato tu...


(nella foto sopra) In ricordo di Daniel
(nella foto sotto) Daniel Celso Jara Martinez dopo il rigore decisivo in Palermo vs Parma (TIM Cup)

venerdì 31 dicembre 2010

Parole di fine 2010

Mondello,
December 30th

Solitudine. Silenzio. Campagna. Lacrime che scendono. Lacrime che si nascondono. Settebello. Crak. Paura. Telefono in mano. Telefono troppo in mano. Rocky. Urla. Rabbia. Tristezza. Debolezza delle parole. Fortezza dello sguardo. Illuminazione. Dio, o chi per lui. Con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Follia. Tutto in apnea.

Poi alzo gli occhi e guardo il cielo di Mondello e le sue nuvole a pecorelle. Prima o poi ci sarà l'azzurro, quello limpido, quello sereno. Ci credo, anche se molti dicono di no. Ci credo. Perchè smettere di crederci - quello si - sarebbe la vera follia.

(nella foto) Il cielo di Mondello

venerdì 3 dicembre 2010

40 yard

Milano (Italy),
December 2nd

Ti trovi li, a oscillare lentamente con gli occhi fissi sul cronometro che tiene in mano il tuo compagno di mille battaglie sulle 40 yard. Le dovrai coprire tutte, tutte d'un fiato, nel gelo di una serata milanese che ti entra nelle ossa. 40 yard di fuoco, di accellerazione bruciante, dove come d'incanto scompaiono dolori, fatiche e acciacchi. Scenderai sotto il muro dei 5 secondi? E' la domanda che ti riempe la mente quell'attimo prima di bruciare la terra sotto le tue scarpe a caccia di quel cronometro. L'aria fredda fende la faccia come una lama, la testa si svuota e i muscoli si tendono nel loro sforzo massimo. In quel lasso brevissimo non c'è neanche il tempo di imprecare, si deve risparmiare anche la saliva. Il cronometro segna 5.20'', senza trucchi, senza inganni. Quello è ciò che sei oggi, ma - se solo vorrai - quello che non sarai domani. La mente si riempe di una sola certezza: si, scenderai sotto i 5 secondi. Perchè un giorno sarai lì, in campo, fissando il quarterback e realizzerai che quei 20 centesimi sono ben più che sufficienti per permettergli un lancio da touchdown. E tu non vorrai concederglieli per nulla al mondo. La gente come noi non molla mai, neanche sulle 40 yard.

Leggi l'articolo sul sito dei Rams Milano - Clicca Qui
(nella foto sotto): I "miei" Rams Milano

sabato 30 ottobre 2010

Non c'è un'altra vita...

Milano,
October 28th

La luce che filtra dalle finestre, sottile, che quasi ti perfora l'occhio. I muscoli stanchi, seppur hanno lavorato poco stasera, che rendono il paraspalle pesante come non mai. Un macigno che ti stringe senza farti respirare. Il rumore secco dei tacchetti che battono per terra che rimbomba nello spogliatoio facendomi intendere che son solo, fra mille domande e zero risposte. Non accendo la luce nella doccia, meglio farla al buio, per paura di vedere allo specchio il riflesso di un'immagine che stasera proprio non mi va di incrociare. L'acqua calda scivola lenta sulla pelle come qualcosa di invidiato come poco altro; sarebbe bello avere qul buco di scappaoio dove infilarsi e salutare il Mondo. Torno a sedermi, sistemo le protezioni, piego l'asciugamani e fisso le scarpette ancora con invidia; nere, stemma bianco, marca semplice. Avrei anche io voluto avere una vita semplice, ma in fondo sono come loro, ricoperte di fango che fatica a levarsi.

Corro con la mente al campo, anche se il Campionao è lontano. Si corre sull'erba come nella vita. Prendendo mazzate, dandole in cambio, sperando di azzeccare il lancio giusto che ti cambi la vita o intercettare quell'attimo fuggente che chissà quando mai si ripresenterà. Poi il tempo passa e dalle tu mani scivola tutto, tranne appunto le mazzate. E a te vien voglia di chiedere il cambio, abbattuto. Giocatela voi la mia vita, che io non ho più voglia... Vai per uscire e - sorpresa - ti accorgi che non c'è panchina, non c'è bordocampo, non c'è nulla. Ci sei solo tu che da quel campo non puoi uscire, mentre gli altri ti guardano ridacchiando. Stai mollando, stai perdendo. No, no. Non può andare così. Rimetto il casco e torno in formazione, anche se non sono molto convinto. Servirà il primo contatto a farmi ritornare vivo. A farmi capire che non abbiamo una vita di riserva da vivere e per questo dobbiam vivere ogni attimo - seppur tremendo sia - al cento per cento perchè di quello dopo non vi è certezza. Cambi non ne abbiamo, cambi forse non ne vogliamo. Arriva il primo contatto... cadrò, resterò in piedi? Non lo so, ma imparerò come muovermi a quello dopo. Non c'è un'altra partita, c'è questa partita. Non c'è un'altra vita, c'è questa vita. Ed io voglio vincerla.

giovedì 7 ottobre 2010

Francesco Benigno: "Zampa non tocchi Pastore dopo tutti gli abbili fatti con Cavani."

Roma,
October 7h

“Mery per Sempre”, “Ragazzi Fuori”, “Palermo - Milano Sola Andata”. Chi ricorda questi film? Pellicole che narrano di una Palermo che fu e che (purtroppo) ancora oggi in parte è. Film interpretati da un grande artista nostrano, Francesco Benigno che – disponibilissimo come in questo mondo non è mai banale sottolineare – si presta a una chiacchierata telefonica con la community di Tifosirosanero.it

Enricuzzu: “Ciao Francesco, come va?”
Francesco: “Bene, bene…”

E: “Parliamo di questo nostro Palermo?”
F: “Non fa mai male, anche se la passione non è più come una volta…”

E: “Ci spieghi meglio?”
F: “Quando ero ragazzino la vivevo diversamente. Se giocava il Palermo c’eravamo solo io e la mia squadra, il resto non contava. Ora faccio molti meno abbili; seguo la partita fra un panino e una chiacchierata con un amico.”

E: “Sappiamo che hai anche un Derby in famiglia…”
F: “Si è vero, mia moglie è romanista e mio figlio pure. Quando giochiamo contro prevale lo sfottò, ma io per ora dedico ad entrambi un bel S.P.Q.R.: Sono Penultimi Questi Romanisti!” (ride)

E: “Una stagione con scoppole prese da Brescia e Lecce e vastunate date a Juve e Fiorentina, che te ne sembra?”
F: “Vincere a Torino con la Juve ormai è diventata routine, ma a me non è andata giù la partita col Cagliari. Bisognava vincere! Un tempo a Palermo non passava lo straniero ora non è più così…”

E: “Dai, ci riprenderemo. Che ne pensi degli sloveni?”
F: “Ilicic è fortissimo, così come quel centrale di centrocampo (Bacinovic, ndr); sono stati begli affari. Ma io sono innamorato di Hernandez e Pastore. Soprattutto il primo, spero che trovi più spazio per giocare; non vorrei si fosse bruciato per una partita no.”

E: “Pastore rischia di salutarci l’anno prossimo…”
F: “Non si permetta Zamparini! (ride) Tutti ma non Pastore. Tutto sommato sono soddisfatto dell’addio di Cavani che potevo sopportare poco. E’ vero che ha fatto 14 gol, ma mi ha fatto fare anche 14 abbili! Kjaer invece – chiedo a te – l’abbiamo proprio ceduto?”

E: “Cedutissimo… al Wolfsburg.”
F: “Ma questo Wolfsburg vale più del Palermo?”

E: “Non credo…”
F: “E neanche io. Fosse andato in qualche big lo avrei capito, ma così no… Incrocio le dita per Pastore; se raggiungiamo la Champions abbiamo qualche speranza di farlo restare. Ad ogni modo a Zamparini non rimprovero nulla, senza di lui torneremmo nel Purgatorio da dove ci prese insieme a Sensi. I palermitani devono capirlo, Zamparini si ama…”

E: “Quindi sei con lui quando si ribella all’arbitraggio?”
F: “Ma sai, li è un discorso diverso. Credo che non sia una questione di poteri calcistici, ma di poteri legati al mondo delle scommesse.”

E: “Ci spieghi meglio?”
F: “Ormai è tutto controllato, tutto intercettato. Non puoi permetterti di sbagliare. Ma se hai in mano una bella schedina di qualche migliaio di euro e sai che la strapperesti se fischiassi quel rigore al Palermo, che fai lo fischi? Io credo di no. Pensa se poi queste pressioni arrivassero proprio dalle stesse agenzie…”

E: “Proviamo a parlare d’altro. Si avvicina il Derby col Catania, come lo vivrai?”
F: “Il Catania, quanti ricordi… Quando avevo 16 anni era LA PARTITA. La vivevo come la vive un tifoso scatenato, ma sempre restando nello sfottò, senza mai sfociare in violenza. Come dovrebbe sempre essere. Ricordo quando giravamo per la città con la cassa da morto a simboleggiare il funerale se li battevamo… semplice sfottò. Ora certi esaltati rischiano di rovinare tutto, di trasformare una partita di pallone in violenza e massacro. E spesso ci riescono.”

E: “Il tuo messaggio ai tifosi quindi qual’è?”
F: “Divertitevi, tifate ma non degeneriamo…”

E: “A te invece dove troveremo prossimamente?”
F: “Su RAI 1 a fine Ottobre con ‘Un pugno, un bacio’ una fiction su Tiberio Mitri, pugile italiano che affrontò Jack La Motta al Madison Square Garden negli anni 50. Io interpreto il suo Manager.”

E: “Ed in Sicilia?”
F: “In Sicilia è un problema, perché purtroppo non c’è meritocrazia. Sono andato un po’ di volte per organizzare eventi e spettacoli, con artisti siciliani giovani. Volevo fare emergere anche loro nella loro terra con uno show a Taormina, ma ogni volta scopro certe cose da rimanere basito. Il nulla va avanti e il merito va indietro. E’ il vero problema della nostra terra e mancando da ben 22 anni me ne sono potuto accorgere. E’ un peccato…”

E: “Prossimo appuntamento rosanero?”
F: “In casa col Bologna e si deve vincere! Il mio sarà contro la Roma, allo stadio con la sciarpetta rosanero e la famiglia, sperando di poterli sfottere alla fine.”

E: "Al volo, dove arriviamo quest'anno?"
F: "Quarti. La Champions non ce la leva nessuno!"

E: “E Forza Palermo allora”
F: “Forza Palermo Sempre!”

Enrico Nunnari

(nella foto) Francesco Benigno

giovedì 16 settembre 2010

Ad un touchdown dal cuore

Pforzheim (Germany),
September 10-11

Si stava bene sul sediolino del pullman, mentre le luci della strada si spegnevano lentamente. Sarà stato il posto accanto che il mio compagno aveva lasciato libero e che mi permetteva stiracchiamenti vari o sarà stata la tranquilla sensazione di non sapere da che parte in Germania mi trovassi, fatto sta che un sonnellino di qualche minuto mi ha preceduto all'arrivo a Pforzheim. In realtà, l'albergo che ci avrebbe ospitato si trovava a Bretten, ma poco cambiava... sconosciuta era una e sconosciuta era anche l'altra città. Segnate col rosso sulla mappa della mia mente però, perchè da li a poco avrei giocato il mio primo Torneo Internazionale di Football Americano. Ripenso a quel primo giorno dell'anno scorso quando misi piede nel campo dei Milano Rams per allenarmi con loro... Nessuna presunzione di saper tutto e subito, anche perchè gli allenamenti massacranti lasciavano poco spazio alla creatività. Tifare San Diego Chargers è un conto, giocare un Kick-Off dal vivo un altro. Quando infatti Coach Randy (figlio di quel Randy Beverly che fece vincere ai New York Jest il Super Bowl del '69) - lavagnetta in mano e sigaro in bocca - mi inserisce, insieme a Coach Big, nella formazione del calcio d'inizio, mi scappa da ridere... a distanza di mesi me la son quasi chiamata. La notte porterà consiglio...

Mi sveglio presto la mattina del Torneo. Le costolette di maiale sbafate la sera prima in albergo sono un lontano ricordo sulla scia del "se devo morire almeno lo faccio a stomaco pieno". La tensione sale mentre dentro la borsa prendono posto il paraspalle, il casco, i guanti e tutti quei piccoli accessori che, come tanti amuleti, mi accompegnaranno sul campo, fino a scomparire di colpo al fischio d'inizio. Perchè io son fatto così: preparo bene tutto il contorno e al momento della cena mi concentro solo sulla portata principale. Che nel caso dei padroni di casa, i Pforzheim Wilddogs, è un bestione nero di due metri, largo il doppio di me. Sorrido... li voglio avere grossi davanti per spingermi a lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Il cuore, quell'organo che ti permette di vive ela tua vita a cento all'ora, fra mille emozioni. Tra un touchdown segnato ai Warriors, ad ogni singolo centimetro sudato e guadagnato contro i Wolfpack. Tra un abbraccio con i tuoi compagni di squadra al nome degli avversari urlato tutti insieme, mani in aria per ringraziarli di averci donato una straordinaria giornata di Sport. Abbasso gli occhi e mi chiedo quante volte ho fatto questo con la mia squadra, quando giocavo sulla trequarti di una squadra di calcio. Ancora sto aspettando una risposta...

Cosa ha portato i supporters tedeschi ad applaudirci e tifarci a sguarciagola anche contro le stesse squadre tedesche? Cosa ci ha portati a convincere la giuria a darea Pierino il titolo di MVP offensivo del Torneo, a fronte di un quarto posto su sei partecipanti. Forse proprio quel cuore li... quello che se batte forte è impossibile da non notare, anche fuori dal campo. Quello che mi porta a dedicare questo piccolo traguardo anche a qualche compagno che non c'è più. Peter, Andre e Coach Red, che mi aiutarono tantissimo quando ancora non sapevo neanche allacciare lo shoulder. Perchè in fondo la gente prende tante decisioni, ma l'amicizia rimane, nel Football come nella vita.

Apro gli occhi di sobbalzo qualche ora dopo e mi ritrovo ancora sul pullman, mentre sfrecciamo accanto al cartello "Milano". Molti miei compagni dormono ancora. A me cala un velo di tristezza. Provo a girarmi ma un dolore fortissimo alla coscia mi intima a non farlo, ricordardomi uno scontro durissimo nell'ultimo match. Sorrido. No, Pforzheim allora non è stato solo un sogno.

(nella foto in alto) Enricuzzu durante l'allenamento - Foto by Luca Nava www.lucanava.com
(nella foto in basso) I Rams festeggiano il trofeo per il quarto posto