venerdì 11 novembre 2011

Dizionario economico anti panico

Milano (Italia, purtroppo)
November 11th

Lo spread sui titoli di stato alza drasticamente il deficit del debito pubblico e Standard & Poor's ci sfotte. MA COSA AZZ SIGNIFICA?

Quanti di noi, hanno sentito in questo periodo queste parole al Tg, fingendo intellettualmente di comprendere tutto, quantomeno per non fare la stessa figura dei nostri politici in un recente servizio alle Iene. Ecco perchè voglio proporvi un semplice dizionario economico antipanico. Perchè a volte basterebbe solo alzare la mano e chiedere una spiegazione "terra terra" per avere meno paura e - chissà - magari anche per provare concretamente a capire come non far alzare ancora l'inflazione. A patto di capire cosa spread sia!

SPREAD
Non è una crema spalmabile, ma la differenza di rendimento fra i titoletti italiani (BTP) e i titoletten teteschi (Bund), a 10 anni. Qualche anno fa era solo di 24 punti, ora superiamo i 500, siamo fighi. Ma - tranquilli - si parla di titoli a 10 anni. Fra 10 anni, di questo passo, non esisterà più manco l'Italia, figuriamoci i suoi titoli.

STANDARD & POOR'S
Da non confondere con Barnes & Noble, o i magazzini H&M. Standard & Poor's è una società che anlizza i titoli e le obbligazioni di un paese, dandogli una valutazione (rating) di solidità economica/finanziaria. Come lei, famose anche Moody's e Fitch, quest'ultima da non confondere - anche se può trarre in inganno - con Abercrombie, che invece valuta la fighettaggine della fauna nazionale.

INFLAZIONE
Fenomeno che genera un aumento dei prezzi a parità di moneta, con conseguente diminuzione del potere d'acquisto. In pratica, il babbo ci da gli stessi 10€ di sempre, ma il pizzaiolo ci dice che pizza+birra da oggi costa 25€. E se non pagiamo subito ci inflaziona di mazzate.

DEFICIT
Offesa, sinonimo di "mbecille de guera", che alcuni degenerati linguistici utilizzano per indicare la differenza negativa fra le entrate e le uscite di una società.

DEBITO PUBBLICO
Il debito pubblico è il debito che ha lo Stato nei confronti di chi - individui, imprese o altri soggetti - ha sottoscritto dei crediti allo stato, sottoforma di obbligazioni o titoli (ricordate i BTP di prima, ad esempio?), che serviranno a coprire il disavanzo pubblico, ovvero il deficit.
Praticamente è tutto collegato: noi, da brave patriottiche formichine operaie, abbiamo comprato un BTP (bravissimi, sempre quello di prima, non cambia!) per aiutare il debito pubblico e ci accorgiamo che lo spread oltre i 500 rischia di mandare tutto il sistema italico all'aria. Standard & Poor's continua a sfotterci e a noi resta una sola drammatica certezza: i veri deficit siamo noi stessi, senza ombra di dubbio!

(nella foto) Enricuzzu, comprende intellettualmente tutto, del Berliner Mornegnpost a Berlino.

lunedì 5 settembre 2011

Emozioni

Gaggiano (Milano, Italy)
September 3rd - 4th

Il caldo era opprimente. Si attaccava sui muscoli e non scoraggiava neanche i moscerini che, imperterriti, conitnuavano a infilarsi da ogni parte. Per loro la vita non sembrava affatto difficile. Noi però avevamo un rimedio infallibile per scordarci di tutto e di tutti; chi del lavoro, chi della scuola imminente, chi di qualsiasi cosa volesse sackare per un paio di giorni. Noi avevamo il Football.
Alzo la testa al sole durante gli ultimi esercizi di streaching. Sento tirare in posti dove credevo non ci fosse nessun organo. Stringo i denti, la smorfia di dolore si trasforma in sorriso mentre il sudore mi scende lento sul collo fin dentro la maglietta. Una voce lontana urla "Let's go!" e mi sento sussultare le braccia. Una voce lontana che arriva sin da Buffalo e Denver, confusa nella folla trepidante di sei Super Bowl. Una voce vicina nel corpo e nello spirito, in mezzo a noi a Gaggiano. Guardo gli occhi di Mike Lodish, aperti, convinti. Infilo il casco e prendo un pò di erba a terra, è calda anche lei come il cuore di tutti noi, da Milano a Torino, da Brescia a Salisburgo. L'huddle è pronto, le mani si spezzano in un urlo secco come solo un gruppo vero sa fare. Penso alla mia vita, ai tanti scivoloni, alle tante occasioni perse come palle troppo lunghe per la nostra volontà o alle botte prese come durissimi blocchi. Poi arriva un filo di aria fresca, apro gli occhi. E' un attimo. Arriva il runningback a tutta velocità. Gambe larghe, culo basso, testa alta, bum. Il primo placcaggio della giornata. Ora non importa più nulla. Io ero la. Io ero vivo. Io giocavo a Football. Di nuovo.


(nella foto in alto) Mike Lodish, 11 anni pro NFL, 6 Super Bowl giocati (4 Buffalo Bills, 2 Denver Broncos), 2 Super Bowl vinti.
(nella foto in basso) Un placcaggio di Enricuzzu

mercoledì 22 giugno 2011

Tema 2011. Tracce: tutte.

Italia,
June 22nd

Tracce dei temi, Maturità 2011.

TIPOLOGIA A. Analisi del Testo: "Lucca", una poesia di Ungaretti.
TIPOLOGIA B. Saggio Breve / Articolo 1. Ambito artistico-letterario: "Amore, odio, passione" con brani di Verga, D'Annunzio e Svevo. 2. Ambito socio-economico: "Siamo quello che mangiamo?". 3. Ambito storico-politico: Destra e sinistra: "I giovani e la militanza politica: riflessioni sul senso di appartenenza alle correnti politiche e sull'impegno in prima persona". 4. Ambito scientifico: Enrico Fermi.
TIPOLOGIA C. Tema Storico Anni '70: partendo da una frase dello storico Eric Hobsbawm famoso per il concetto di 'secole breve'.
TIPOLOGIA D. Tema di Attualità: "Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti": partendo da questa frase di Andy Warhol si chiede di analizzare il valore assegnato alla fama effimera nella società odierna.

Svolgimento.

Energia. Cosa ce ne frega a noi dell'energia, in un mondo dove conta più l'apparire dell'essere? La mia idea non ha fondamenta di sabbia se non ha colore, rosso o nero che sia. In fondo è vero, siamo solo quello che mangiamo. Chiedetelo ad un bimbo dello Zimbawe se avete dei dubbi. Ma sapete la novità? Nessuna tristezza, un giorno anche lui sarà famoso per almeno 15 minuti in un telegiornale. E quel giorno sarà esplosione mediatica e fastidioso piagnisteo. "Beh, sempre meglio dell'esplosione che hanno attribuito a me" direbbe un mio omonimo, con gli occhi velati di tristezza.
Mi correggo, chiedendo venia, perché in queste righe ho scritto di tutto e di niente, facendomi prendere da amore, odio e passione. A noi dell'energia ci frega, ma solo di una: dell'alto grano d'oro. Quello che non si mangia, però.

Enricuzzu

martedì 14 giugno 2011

Non ci sono scorciatoie...

Miami, FL (USA)
June 13rd

Una sera, quando vivevo a New York, andando da Manhattan a Flushing, ebbi la brillante idea di sperimentare una strada nuova, “così accorcio”. Presi una metro diversa dal solito, spinto da chissà qualche convinzione topografica e la certezza di aver trovato la scociatoia che mi avrebbe fatto risparmiare i quarantacinque minuti della solita linea viola. Troppo furbo, io. Ero convintissimo. Infatti sbagliai. Scesi dal vagone e lessi il nome della stazione sbagliata, Morris Park.

Ieri avevano provato a venderci il Basket come un album di figurine. Lo compro, lo completo e tutti mi battono le mani. Quel giorno che ci provarono, andò in onda “The Decision”. Avevano appena visto la luce – e che luce – i Big Three. Storcevi il naso? Invidioso, pussa via. Dai sediolini spuntavano i bimbi che si domandavano dubbiosi “Ma a pallacanestro non si gioca in 5?”. Siete troppo piccoli per capire, quando sarete grandi vi spiegheranno che a Cleveland si giocava addirittura in 1. Pensa un pò tu ora che ce ne sono 2 in più! E da quel giorno l’invidia crebbe ancora di più, a dismisura. L’invidia verso quegli anonimi “altri 2″ che prendevano lo stipendio – e che stipendio, mica due fichi – guardandola, la partita. LeBron schiacciava con la mano dietro il collo e loro due applaudivano mangiando un Hot Dog. Wade stoppava, se la passava, entrava in percussione, faceva sponda sul tabellone e poi segnava da 3 e loro due applaudivano sorseggiando una birra. Bosh litigava con tutti e incitava il pubblico e loro due applaudivano guardando la scena dal parqeut, gratis. “Ed io che ho pagato 800 dollari per essere in prima fila?” tuonava uno spettatore all’AA Arena. Stai zitto, invidioso!

Poi un giorno arrivarono quei bruti con le maglie blu, che facevano una cosa fuori dal mondo. Un’immonda porcheria: si passavano la palla. Mi fa schifo solo a scriverlo. Passi la palla e ne vinci una. Passi la palla e ne vinci due. Passi la palla e ne vinci tre. Passi la palla e… ma mica mi starai dicendo vero? Si, si sono fregati l’anello. Pubblico ammutolito. Miami stupefatta. Mostarda che cola dalle bocche aperte di chi ha ancora l’Hot Dog in mano. Massì in fondo che ci frega, tanto quel bruttone di Nowitzki mica può migliorare l’aspetto con quell’anello al dito. Ma è proprio li che un bimbo ti bussa alle spalle e ti affonda con una sconquassante verità: “Amico, lui con una pettinata si mette a posto ed è presentabile. Ma a te quell’anello mica lo danno in regalo con le figurine.”. Ti saluta e continua a bere la sua Coca Cola.

Ripenso a quella volta che sbagliai metro. Scesi dal vagone e lessi il nome della stazione sbagliata. Morris Park – sticazzi – Bronx. Vento gelido, peli ritti, gran cagotto e tornai indietro, rifacendo la solita, vecchia, carissima strada lunga. Quella sera non erano ancora nati i Big Three e Nowtzki era ancora alle prese sul come pettinarsi i capelli per essere presentabile, ma io avevo già capito. Nella vita non ci sono scorciatoie. Che ci piaccia o no.

lunedì 13 giugno 2011

Le lacrime rosa del Mister

Palermo, (Italy)
June 13rd

Quella sera ero li, seduto sul sediolino, con gli occhi persi nel vuoto di uno stadio illuminato ma troppo buio per la mia passione. Due lacrime lente scivolavano sulla maglia. Il rosa si scioglieva diventando di un grigiore tenue al contatto con loro. Poi lei, caro Mister, fece un passo verso centrocampo e i miei occhi tornarono vivi, inseguendola nel verde come un girasole segue il suo sole. E un’altra lacrima solcò il mio viso, prendendo come trampolino le mie labbra che si piegavano in un sorriso buono e tuffandosi nuovamente nel rosa della maglia. Ed il mio urlo si perse nell’eco della storia di Roma.

Un giorno, lei disse che sarebbe andato via. Che i giocatori sarebbero andati via. Che il Presidente sarebbe andato via. Ma quella maglia sarebbe restata sempre. Aveva ragione a metà. Perché su quella maglia dotata di imperitura immortalità da quel 29 Maggio 2011 saranno sempre impresse quelle due lacrime. Che lei mi ha fatto versare per felicità, quel giorno che credevo non sarebbe arrivato mai. Le finali le perde solo chi ha la forza di giocarle e lei – come nessun altro – a quella finale ci ha portato mano nella mano come un padre che fa crescere i suoi figli.

Orgoglio. Forza. Tenacia. Sogno. Desiderio. Illuminazione nel non vederlo sempre e solo irraggiungibile. Raziocinio. Pazzia. Lacrime. Felicità. Sentirsi biondi con gli occhi azzurri. Le parole non potranno mai raggiungere le emozioni che lei ci ha regalato e resteranno sempre indietro, lente e stanche. Domani sarà un altro giorno e altri uomini porteranno sulle spalle il nome del Palermo. Ma quelle emozioni vivranno per sempre. E lei per sempre resterà impresso in quelle lacrime di gioia sulla mia maglia. Se ne faccia una ragione, caro Mister.

Grazie di tutto.

martedì 31 maggio 2011

The heart tells the story

Milano (Italy),
May 26th

Quanto costa un anello in oro vinto al Super Bowl in termini di sudore e abnegazione? Un percorso lunghissimo, fatto di impegno, forza di volontà e voglia di rialzarsi sempre, yard dopo yard, da un campo infangato che ti esorta a smettere. Arrivi a quel Super Bowl solo se ci hai creduto veramente, per tutta la tua dannatissima vita fino a quel giorno. A volte a noi capita di non aver voglia di allenarci, o di sentirci troppo bravi sol perchè abbiamo eseguito una volta tanto un buon placcaggio, una discreta ricezione o una bella corsa. Per arrivarci però, a quel giorno, dove oltre cento milioni di americani hanno gli occhi fissati sul tuo casco, di placcaggi, di ricezioni e di corse non buone ma ottime, ne dovrai aver fatte a migliaia. Solo per poter timbrare il cartellino di presenza. Poi guardi Mike Lodish che ti sorride e ti dice che – con i suoi anelli al dito – di Super Bowl ne ha giocati 6. E nei tuoi occhi quella strada infinita che avevi immaginato fino a un secondo prima, si allunga ancora di più…

Probabilmente da ieri sera, il concetto di sudore e abnegazione per noi, avrà tutt’altro significato. Non significherà stringere i denti se fa male una mano, significherà strapparsi il cuore di dosso e poggiarlo sulla linea di scrimmage per farlo vedere a chi ci sta di fronte e ai nostri fratelli che combatteranno con noi. “Have fun!” ci ha detto sempre Mike, con la polo dei Broncos sporca di fango e terra come l’ultimo dei ragazzi Rams che si allenavano. Divertiamoci, con la stessa passione con cui lui e Johnny Tusa hanno saltato un oceano per venire a spiegarci quanto bella sia la palla ovale. Perchè di quegli anelli al dito noi probabilmente non ne porteremo mai, ma quel cuore poggiato sulla linea di scrimmage ci unirà da continente a contiente. Così, proprio come ci ha salutato Coach Tusa: “Remember guys… The score does not tell the story. The heart tells the story.”

(nella foto in alto) Enricuzzu e Coach Johnny Tusa
(nella foto in basso) Enricuzzu, Coach Randy Beverly Jr sulla sinistra e Mike Lodish sulla destra.

mercoledì 11 maggio 2011

Caro Renzo, questa favola è anche sua...

Palermo (Italy),
May 10th

Caro Renzo,

mi scusi se non le do del "tu" come sicuramente lei vorrebbe, ma da piccolino mi hanno insegnato che davanti le persone grandi, per rispetto, il "lei" non guasta mai. E io per ora continuo così, specie quando parlo con qualcuno che di grande non ha avuto solo il nome, ma anche il cuore. Caro Renzo, ieri sera ho pensato a lei, che non ho mai avuto il piacere di conoscere ma che mi è entrato dentro in mille e più fotografie, quando in una Palermo in bianco e nero, alzava le braccia al cielo e sorrideva al mondo. Quella benedetta Coppa lei la sfiorò appena, gliela fecero prima assaporare e poi gliela tolsero via dal piatto con due vili sotterfugi. Che quegli attori che furono si vergognino ancora oggi per quella vastasaria. Quella Coppa lei la sfiorò soltanto ma ciononostante se ne andò via da questo mondo con lo stesso sorriso con il quale teneva in braccio mio fratello, quando era piccolo. Gli narrava delle favole, le dipingeva d'immenso e le appendeva in cielo, per mirarle con quegli occhi incantati che sono rimasti a mio fratello stesso, oggi che rivive quelle emozioni.

Oggi in quella Finale che lei conosce fin troppo bene ci ritroviamo di nuovo. Con le stesse maglie, la stessa passione e qualche generazione in più. Con un Presidente che probabilmente non ha il suo stesso tatto e la sua stessa compostezza, ma che sicuramente ha messo la caparbietà nel raggiungere un certo obbiettivo. Lo illumini lei caro Renzo, lei che ha sempre trovato il giusto compromesso fra amore e raziocinio. Lei che ci ha regalato mille emozioni come Maurizio Zamparini. Lei che - qualunque cosa accada - resterà marchiato a fuoco nei cuori dei palermitani. Anche di quelli giovani come me che, seppur non avendola mai "vissuta", a volte alzano gli occhi al cielo e lo ringraziano di averla fatta esistere. Questa favola è anche sua...