giovedì 16 settembre 2010

Ad un touchdown dal cuore

Pforzheim (Germany),
September 10-11

Si stava bene sul sediolino del pullman, mentre le luci della strada si spegnevano lentamente. Sarà stato il posto accanto che il mio compagno aveva lasciato libero e che mi permetteva stiracchiamenti vari o sarà stata la tranquilla sensazione di non sapere da che parte in Germania mi trovassi, fatto sta che un sonnellino di qualche minuto mi ha preceduto all'arrivo a Pforzheim. In realtà, l'albergo che ci avrebbe ospitato si trovava a Bretten, ma poco cambiava... sconosciuta era una e sconosciuta era anche l'altra città. Segnate col rosso sulla mappa della mia mente però, perchè da li a poco avrei giocato il mio primo Torneo Internazionale di Football Americano. Ripenso a quel primo giorno dell'anno scorso quando misi piede nel campo dei Milano Rams per allenarmi con loro... Nessuna presunzione di saper tutto e subito, anche perchè gli allenamenti massacranti lasciavano poco spazio alla creatività. Tifare San Diego Chargers è un conto, giocare un Kick-Off dal vivo un altro. Quando infatti Coach Randy (figlio di quel Randy Beverly che fece vincere ai New York Jest il Super Bowl del '69) - lavagnetta in mano e sigaro in bocca - mi inserisce, insieme a Coach Big, nella formazione del calcio d'inizio, mi scappa da ridere... a distanza di mesi me la son quasi chiamata. La notte porterà consiglio...

Mi sveglio presto la mattina del Torneo. Le costolette di maiale sbafate la sera prima in albergo sono un lontano ricordo sulla scia del "se devo morire almeno lo faccio a stomaco pieno". La tensione sale mentre dentro la borsa prendono posto il paraspalle, il casco, i guanti e tutti quei piccoli accessori che, come tanti amuleti, mi accompegnaranno sul campo, fino a scomparire di colpo al fischio d'inizio. Perchè io son fatto così: preparo bene tutto il contorno e al momento della cena mi concentro solo sulla portata principale. Che nel caso dei padroni di casa, i Pforzheim Wilddogs, è un bestione nero di due metri, largo il doppio di me. Sorrido... li voglio avere grossi davanti per spingermi a lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Il cuore, quell'organo che ti permette di vive ela tua vita a cento all'ora, fra mille emozioni. Tra un touchdown segnato ai Warriors, ad ogni singolo centimetro sudato e guadagnato contro i Wolfpack. Tra un abbraccio con i tuoi compagni di squadra al nome degli avversari urlato tutti insieme, mani in aria per ringraziarli di averci donato una straordinaria giornata di Sport. Abbasso gli occhi e mi chiedo quante volte ho fatto questo con la mia squadra, quando giocavo sulla trequarti di una squadra di calcio. Ancora sto aspettando una risposta...

Cosa ha portato i supporters tedeschi ad applaudirci e tifarci a sguarciagola anche contro le stesse squadre tedesche? Cosa ci ha portati a convincere la giuria a darea Pierino il titolo di MVP offensivo del Torneo, a fronte di un quarto posto su sei partecipanti. Forse proprio quel cuore li... quello che se batte forte è impossibile da non notare, anche fuori dal campo. Quello che mi porta a dedicare questo piccolo traguardo anche a qualche compagno che non c'è più. Peter, Andre e Coach Red, che mi aiutarono tantissimo quando ancora non sapevo neanche allacciare lo shoulder. Perchè in fondo la gente prende tante decisioni, ma l'amicizia rimane, nel Football come nella vita.

Apro gli occhi di sobbalzo qualche ora dopo e mi ritrovo ancora sul pullman, mentre sfrecciamo accanto al cartello "Milano". Molti miei compagni dormono ancora. A me cala un velo di tristezza. Provo a girarmi ma un dolore fortissimo alla coscia mi intima a non farlo, ricordardomi uno scontro durissimo nell'ultimo match. Sorrido. No, Pforzheim allora non è stato solo un sogno.

(nella foto in alto) Enricuzzu durante l'allenamento - Foto by Luca Nava www.lucanava.com
(nella foto in basso) I Rams festeggiano il trofeo per il quarto posto

1 commento:

Claudio ha detto...

Sport! Vero e sano sport!
Quello che il calcio non è più da tanto tempo.
A chi, pur conoscendoti, si chiede che ci fa un mingherlino come te in una squadra di football americano credo che questo racconto (come sempre mirabilmente coinvolgente) ha dato tutte le risposte!
Ciao Enri ;-)
Claudio.